È sempre tortuosa la strada che porta in alto; non ci sono mai scorciatoie per andare direttamente in Paradiso. Scusatemi se parlo per metafora, ma credo sia chiaro a tutti che non sarà facile il cammino intrapreso dalla Paganese adesso che ci si è convinti di poter dire una parola autorevole in tema di alta classifica.
La partita di ieri contro il Terracina ha dimostrato che le insidie in questo campionato sono sempre dietro l’angolo. Eppure le premesse per ben figurare e per proseguire sulla strada della vittoria c’erano proprio tutte. La squadra veniva da due successi consecutivi, in casa con i sardi del Sarrabus Ogliastra e in trasferta contro la Cynthia Albalonga che l’avevano portata al primo posto, in condominio con la Flegrea Puteolana.
È bastata invece una squadra dall’inquadratura piuttosto modesta per bloccare sul nascere le ambizioni di vittoria degli azzurro-stellati.
Eppure, bisogna dirlo per onestà, ai ragazzi di Raffaele Esposito non si può addebitare alcunché perchè hanno giocato una buona gara sotto tutti gli aspetti, forse tra le più intense dal punto di vista caratteriale disputate quest’anno al “Marcello Torre”; e quindi alla squadra nel suo complesso c’è ben poco da rimproverare.
Tutto quello che c’era da dire sulle prestazioni dei singoli l’ho detto subito dopo la conclusione della partita con il solito “pagellone”. Non aggiungo altro.
Dirò solo che le partite in questa categoria non sono mai facili; questo è risaputo e talvolta non bastano solo le migliori intenzioni per venirne a capo.
In determinate gare probabilmente sarebbe necessario partire con il piede ben pigiato sull’acceleratore per arrivare subito al gol che potrebbe indirizzare diversamente le sorti della partita. È chiaro che in tale eventualità una squadra votata al difensivismo più bieco non avrebbe più alcun motivo di racchiudersi in difesa; dovrebbe cambiare strategia e modificare i piani iniziali. Purtroppo non sempre si riesce a sbloccare subito una gara; anzi, più passano i minuti e più si va in affanno quando, per un motivo o per un altro, non si riesce a mettere il pallone nella porta avversaria. È la dura legge del gol che non arriva, un classico quando di fronte c’è un’avversaria che chiude bene tutti gli spazi difensivi con raddoppi ossessivi e frenetici sul calciatore in possesso di palla, così come è successo nell’incontro di ieri.
E allora come la mettiamo? Possiamo mai crocifiggere atleti come Faella, Mancino, Ferreira che hanno dimostrato nel tempo di avere una buona dimestichezza con le reti avversarie? Oppure, possiamo mai accusare la squadra, nel suo complesso, per non essere riuscita nel corso di una gara estenuante a venire a capo della situazione?
Aggiungerei, senza dare l’impressione di voler trovare per forza una scusante, che quel fallo commesso su Mancino in piena area a pochi minuti dal termine reclama ancora vendetta.
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